SANT'AGATA, Guido Cagnacci
tela, cm. 121x97

 

 

Il dipinto e' da riferire con certezza a Guido Cagnacci. La Santa e' riconoscibile per il consueto attributo dei seni recisi sul piattino, allusione a una delle torture alle quali venne sottoposta. Un altro dipinto di questo soggetto di mano dello stesso pittore e' citato in casa Isolani a Bologna.

Il confronto diretto con l'esemplare Isolani ha rivelato la pari eccellenza qualitativa delle due opere. Non e' peraltro possibile dire con sicurezza quale delle due redazioni fosse quella citata nell'inventario dei beni posseduti da Giulio Cesare Conventi (1640), lo scultore bolognese che aveva per qualche tempo ospitato il Cagnacci e possedeva altri suoi dipinti.

Questa Sant'Agata, ormai influenzata dalla monumentalita' e dalla recitata teatralita' delle eroine reniane, dovrebbe collocarsi sul finire del quarto decennio. Il pittore rinuncia al nudo, ma appare stupefacente, come al solito, lo spessore carnale dell'immagine, grazie all'impianto luminoso che lascia in ombra parte del viso ma scopre le labbra socchiuse della donna languidamente offerte allo spettatore.